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Norme e obblighi

Vendere BARF e alimenti crudi: registrazioni, freddo, etichetta

Vendere BARF confezionato al cliente finale non richiede la registrazione come operatore; prepararlo o miscelarlo in negozio è un’altra attività, con un’altra pratica.

6 minuti di lettura Aggiornata al 20 settembre 2026

In breve

  • Chi produce o commercializza all’ingrosso alimenti greggi è soggetto a riconoscimento e registrazione; la vendita al dettaglio no.
  • Il prodotto arriva confezionato ermeticamente in imballaggi nuovi: la catena del freddo va garantita fino allo scaffale.
  • L’etichetta porta la scadenza nella forma «Da consumarsi entro: giorno, mese e anno», perché è un alimento deperibile.

Gli alimenti greggi per animali da compagnia — quelli che il mercato chiama BARF — sono petfood a tutti gli effetti, ma con una disciplina in più: contenendo sottoprodotti di origine animale di categoria 3 non trattati se non con refrigerazione o congelamento, entrano nel campo del regolamento (CE) 1069/2009 e del suo regolamento di attuazione (UE) 142/2011, oltre che nei regolamenti 183/2005 e 767/2009 sui mangimi.

Il Ministero della salute ha messo per iscritto chi deve fare cosa con la nota congiunta DGISAN-DGSAF prot. 16697 del 7 maggio 2020, «chiarimenti in merito alla produzione e alla commercializzazione di alimenti greggi per animali da compagnia (petfood)». È il documento da citare quando in negozio arriva un controllo, perché distingue in modo netto due attività che a occhio sembrano la stessa.

01Rivendere, o preparare: due attività diverse

La nota del 2020 dice che gli operatori che intendono produrre e commercializzare alimenti greggi per animali da compagnia, BARF compresi, devono rispettare i requisiti dell’art. 24, lettera e) — riconoscimento — e dell’art. 23 — registrazione — del regolamento 1069/2009. Ma precisa subito dopo: «La registrazione di cui sopra è obbligatoria solo per gli operatori che effettuano l’attività di commercializzazione all’ingrosso, non per chi effettua la vendita al dettaglio».

Cosa faiCosa serve
Vendi confezioni chiuse di BARF al proprietario dell’animaleNessuna registrazione ai sensi dell’art. 23: resti vendita al dettaglio
Vendi anche ad altre attività (allevamenti, canili, colleghi)Non è più solo dettaglio: la registrazione va verificata con l’ASL
Prepari, macini, mescoli o riconfezioni in negozioDiventi produttore: riconoscimento ai sensi dell’art. 24, lettera e)
Cedi ritagli e scarti di macelleria o pescheria al proprietario di cani e gattiEsente dalle regole di etichettatura del reg. 767/2009, ma lo smaltimento dei sottoprodotti va documentato
Nota Ministero della salute prot. 16697 del 7 maggio 2020 e allegato.

02Freddo ed etichetta: le due cose che si controllano

  • Confezionamento ermetico in imballaggi nuovi, con mantenimento della catena del freddo e assenza di contaminazioni «lungo l’intera catena, dalla produzione fino al punto vendita» (allegato VIII, capo I, sezione 2 del reg. 142/2011).
  • Etichetta con data di scadenza e modalità di conservazione per i prodotti congelati, surgelati e refrigerati.
  • La dicitura della scadenza, considerata la deperibilità, è «Da consumarsi entro: giorno, mese ed anno»: non il termine minimo di conservazione generico usato per il secco.
  • Criteri microbiologici verificati dal produttore su campioni casuali: Salmonella assente in 25 g; Enterobacteriaceae con m = 10 e M = 5.000 in 1 g. Sono a carico di chi produce, ma chiederli al fornitore è il modo più rapido di capire con chi stai lavorando.
  • Rintracciabilità del petfood greggio ai sensi dei regolamenti 183/2005 e 178/2002, eccetto la vendita all’utilizzatore finale: cioè lotto e fornitore vanno registrati al carico, anche se al cliente finale non chiedi nulla.

Le abitudini che tengono in piedi il reparto

  • Registrazione delle temperature di frigo e congelatore, con la periodicità che hai dichiarato e la firma di chi controlla.
  • Nessun ricongelamento: un prodotto scongelato per errore si scarta e si annota, non si rimette dentro.
  • Separazione fisica dal secco e dagli alimenti umani, e attrezzatura dedicata se manipoli.
  • Piano di pulizia e disinfezione delle celle con le registrazioni relative.
  • Istruzioni al cliente sullo scongelamento e sull’igiene domestica: è il punto in cui il rischio si sposta fuori dal negozio, e una scheda scritta protegge tutti.
  • Lotto e data registrati al carico, così un ritiro si gestisce sulle vendite e non sull’intero congelatore.

03L’autocontrollo: quando serve davvero

Sull’igiene dei mangimi la regola generale è che l’art. 2, paragrafo 2, lettera e) del regolamento 183/2005 esclude dal proprio campo di applicazione «la vendita al dettaglio di mangimi per animali da compagnia». È il motivo per cui un negozio che vende solo petfood confezionato al cliente finale non ha un piano di autocontrollo dei mangimi da tenere. L’esonero però riguarda quel perimetro: appena si aggiunge la vendita all’ingrosso, la vendita di mangimi per animali da reddito, lo sfuso, il riconfezionamento o la preparazione di alimenti crudi, la situazione va riesaminata con il servizio veterinario.

Con Omega

Il freddo e i lotti tenuti insieme

  • Lotti e scadenze registrati al carico su cibo, snack e integratori, con l’avviso in tempo per spostare la merce invece di buttarla.
  • Registri di temperatura per magazzino secco, frigo e congelatore, con la cadenza dei controlli e la stampa mensile.
  • Laboratorio: il lotto d’origine resta legato a quello che esce, e un richiamo lo segue all’indietro anche a più passaggi di distanza.
  • Una partita bloccata da un richiamo non esce da nessuna porta — cassa, ordini online, prelievi, preparazioni.

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Dubbi

Domande frequenti

Per vendere BARF confezionato devo registrarmi?
Secondo la nota del Ministero della salute prot. 16697 del 7 maggio 2020, la registrazione prevista dall’art. 23 del reg. 1069/2009 è obbligatoria per chi commercializza all’ingrosso, non per chi effettua la vendita al dettaglio. Se però vendi anche ad altre attività, o prepari il prodotto, il quadro cambia e va verificato con l’ASL.
Posso porzionare il BARF in negozio?
Porzionare e riconfezionare è un’attività di produzione, non di semplice rivendita: rientra fra i casi in cui la nota richiama il riconoscimento previsto dall’art. 24, lettera e) del reg. 1069/2009. È una pratica da aprire prima, con requisiti di locale e attrezzature dedicati.
Che scadenza deve avere l’etichetta?
Per questi prodotti la data va espressa con la dizione «Da consumarsi entro: giorno, mese ed anno», perché si tratta di alimenti deperibili conservati solo con refrigerazione o congelamento. Vanno indicate anche le modalità di conservazione.
Posso cedere scarti di macelleria per cani e gatti?
La nota esclude dalle regole di etichettatura del reg. 767/2009 la vendita al dettaglio di ritagli e scarti di macelleria e pescheria all’utente proprietario di cani e gatti, ma ricorda che macellerie e pescherie devono comunque documentare lo smaltimento dei sottoprodotti generati dalla loro attività, compresi quelli ceduti come scarti.

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